L’America Saudita: storie dal mondo del gas

Thessa Marini   Scritto da • Thessa Marini Data • 24 Marzo 2014

Steve Jobs diceva che le cose siano tutte già scritte lì proprio sotto i nostri occhi e che stia a noi unire i “puntini” per trovare i necessari collegamenti; in genere è molto più semplice a dirsi che a farsi ma, nel caso del Gas, sono talmente tanti i segnali forti che è più difficile che i collegamenti passino inosservati.

Partendo dal titolo di questo blog, lo shale gas (metodo particolarmente produttivo di estrazione di metano in precedenza inarrivabile, dal sottosuolo) ha una rilevanza tale che gli USA, da sempre importatori di energia, ne sono diventati ora esportatori come l’Arabia Saudita ( certo anche il calo di domanda interna ha contribuito a questo salto dall’altra parte della barricata ). Nonostante le rese, le posizioni a riguardo in Europa sono assai difformi e gli interessi in gioco tali che mentre da alcuni viene grandemente osteggiato avrebbe preso posizione in sua difesa addirittura la Chiesa Protestante Inglese. L’impatto ambientale di iniettare enormi volumi di acqua sotto terra (fracking) non sembra ad alcuni trascurabile. A riguardo è assai coinvolgente il film della fine del 2012 “Promised Land” con e di uno strepitoso Matt Damon.

Ma oltre allo shale gas ed alle varie vicende legate ai rigassificatori, da anni protagonisti dello scenario energetico, il Gas è oramai quotidianamente all’attenzione di Politica e Mercati; non è questa la sede per trattare l’impatto dei venti da est e di quanto stia avvenendo in Crimea, o più in generale in Ucraina, dalla quale come Italiani siamo fortemente dipendenti per l’approvvigionamento di questa commodity.

Mantenendo un taglio tecnico – economico, e per proseguire nella metafora, i più grossi “puntini” sono:

  • Il GNL e la sua relativa facilità di trasporto che consente di rifornire in maniera sostenibile le stazioni di rifornimento anche lontane dalle linee dei metanodotti
  • Le controverse proposte di selfizzare il rifornimento di GPL – e forse di Metano – il rifornimento sulle stazioni stradali per renderlo ancora più competitivo
  • Il Biometano che, miscelando gas non convenzionali, offre nuove opportunità con ricadute sulla cogenerazione
  • Il costo divenuto competitivo di installare punti di ricarica presso le abitazioni alimentati dal comune gas da cucina
  • La convertibilità dei camion a CNG ovvero alla tecnologia Dual Fuel che miscela, in base allo sforzo del motore, percentuali variabili di gasolio e metano per garantire la maggior efficienza

Sembrerebbero esserci tutti gli estremi per rendere interessante la materia sia come cittadini che come imprenditori del settore.

Non ci resta che unire i “puntini” ed attendere – o magari anticipare – gli sviluppi.