D.LGS 231: insidia o stimolo alla riorganizzazione?

Roberto Maria Cocomazzi   Scritto da • Roberto Maria Cocomazzi Data • 30 Gennaio 2014

Questo articolo, lungi dal voler rappresentare una trattazione tecnico-legale dell’argomento (se inserite sul web la tripletta magica “231” verrete letteralmente sommersi da una marea di dotti studi e approfondimenti sul tema), vuole proporre invece un’ originale analisi pratica e di buon senso di una delle normative più innovative ma anche insidiose che siano mai state introdotte nel nostro ordinamento.

La normativa in oggetto stabilisce che un Ente (per essere pratici in questo articolo parleremo solo di società), nel processo penale avviato per fatti illeciti compiuti nel suo interesse  da suoi rappresentanti, è sempre indagato, in aggiunta al soggetto che ha compiuto l’illecito, perché si ritiene che il compimento di quell’illecito possa essere stato causato o in qualche modo avvantaggiato dall’inesistenza, all’interno dell’azienda, di condizioni ritenute idonee a ridurne in maniera significativa il rischio.

Occorre innanzitutto sottolineare che la normativa è particolarmente pericolosa in quanto i rischi connessi al mancato adeguamento sono significativi, a causa:

–  dell’alto numero di soggetti/figure professionali che possono compiere un fatto illecito rilevante ai fini della norma: non solo amministratori, dirigenti e impiegati della società ma anche altre figure soggette all’attività  di direzione o di vigilanza della stessa (quindi ditte di manutenzione e di costruzione, collaboratori temporanei, consulenti, agenti, ecc …)

– dell’alto numero di tipi di reato previsti dalla norma(alcuni esempi per il settore della distribuzione carburanti)

  • l’Assistente Rete che regala all’impiegato comunale un televisore per influenzarlo o semplicemente ringraziarlo per l’autorizzazione edilizia concessa (corruzione)
  • il Capo Area che giunge ad un accordo con il suo omologo di una società concorrente per calmierare i prezzi in alcune trading area (manipolazione del mercato)
  •  l’Impiegato Extra-Rete che, per vincere una commessa di fornitura con la Pubblica Amministrazione, inserisce dichiarazioni false nei moduli di partecipazione alla gara (truffa ai danni dello Stato)
  • l’Impiegato che modifica l’importo di una posta di bilancio al fine di migliorare il risultato aziendale  (falso in bilancio)
  • l’impiegato che fornisce nominativi e indirizzi riservati di clienti per altri scopi (trattamento illecito di dati)
  • la Ditta che sta costruendo un nuovo impianto e lavora con dipendenti non correttament inquadrati contrattualmente (reati contro la personalità individuale)
  • il Gestore che non segnala alla società l’esistenza di un cordolo pericoloso sul piazzale e causa il ferimento di un cliente (violazione norme  antinfortunistiche)

si tratta solo di alcuni piccoli esempi della vastissima gamma di illeciti previsti

– della severità delle conseguenze: le sanzioni che possono essere erogate a carico di una società vanno da quelle pecuniarie (commisurate alla gravità del fatto ma anche al grado di responsabilità dell’Ente ) a quelle interdittive (divieto di esercizio dell’attività, sospensione o revoca di licenze o concessioni, divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione…) e non ha nessuna importanza il fatto che l’ illecito abbia prodotto o meno vantaggi concreti.

Il secondo motivo che rende la normativa non solo “pericolosa” ma anche “insidiosa” è il fatto che la legge, al fine di esentare la società da ogni responsabilità, non prevede alcun adempimento obbligatorio.

Affinché una società sia esentata dalla responsabilità perseguita da questa legge è necessario che dimostri, in sede di processo penale, di essersi dotata preventivamente di un sistema organico e strutturato di attività e procedure di controllo volte a prevenire il compimento dei reati previsti (“Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.lgs 231/01”).

In sostanza non esiste, come invece avviene in tante altre normative, un obbligo di adeguamento ne’ un sistema di controlli con conseguente irrogazione di sanzioni per mancato adeguamento e neanche un sistema di preliminare assunzione di responsabilità da parte di soggetti incaricati di “validare” ex ante l’adeguatezza del Modello.

Il risultato è stato che molte delle piccole e medie aziende italiane non hanno compreso l’importanza di questa normativa e non si sono adeguate o si sono adeguate male, attraverso Modelli di organizzazione, gestione e controllo “di facciata” , spesso copiati (esistono su internet veri e propri kit precompilati e formattati), che in sede di processo penale non sono risultati di nessuna utilità ai fini del meccanismo di esenzione della responsabilità della società coinvolta.

Una normativa quindi “insidiosa”, come abbiamo detto, non solo per i rischi connessi ma anche perché il legislatore 231/01, invece di privilegiare il  principio coattivo dell’“adeguati anche se non capisci” (che purtroppo, a causa di tante leggi di difficile lettura e comprensione, è diventato quasi la norma nel nostro paese) ha impostato il sistema in modo da privilegiare un principio, molto più evoluto e complesso, che potremmo definire del “puoi anche non ottemperare ma ti conviene farlo perché solo se avrai capito e ottemperato in modo corretto ne uscirai indenne”.

Poiché l’adozione di un Modello 231/01 è per sua natura condizione necessaria ma non sufficiente (è rimandato alla discrezionalità del Giudice penale il giudizio sulla sua eventuale adeguatezza) è fondamentale  che si proceda alla costruzione ed adozione di modelli “su misura”, affidandone  lo sviluppo a società specializzate, in grado di cogliere tutte le sfumature e le specificità dei processi operativi aziendali e di tarare, per ciascuno di essi e per ciascun tipo di fatto illecito possibile, un appropriato livello di “rischio ragionevole”.

Il modo migliore di porsi di fronte a questa normativa è di non considerarla come causa di sterili adempimenti burocratici .

Un certo numero di aziende l’ha considerata come un’occasione unica, uno stimolo per avviare un generalizzato processo di revisione dell’organizzazione e del modo di lavorare al fine di renderli più moderni, trasparenti ed efficaci,  realizzando un vero e proprio vantaggio competitivo nell’ affrontare le sfide sempre più complesse dei mercati.

Noi di Energicrea sappiamo quanto questo processo sia importante per l’efficienza e l’efficacia delle aziende, avendolo vissuto in prima persona, e siamo  pertanto in grado di essere al Vostro fianco per fotografare la situazione attuale e proporre un adeguato Modello Organizzativo conforme alla 231 ma soprattutto utile alla Vostra operatività quotidiana.

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