Cosa c’entrano tra loro Internet, lo sviluppo energetico e le stampanti 3D?

Thessa Marini   Scritto da • Thessa Marini Data • 12 Dicembre 2013

Jeremy Rifkin economista e futurologo di fama mondiale scuote l’audience (e me) alla Triennale di Milano.

Il suo esordio non si può certamente definire “delicato”. Il suo intervento si apre con un perentorio: “ormai la nostra civiltà industriale è a un bivio: carburanti e altre fonti di energia provenienti dai combustibili fossili sono al tramonto e le tecnologie a loro supporto sono antiquate. L’intera infrastruttura industriale fondata su queste fonti sono allo sfacelo”.

Mi irrigidisco sulla sedia e mi concentro su questa affermazione. Voglio sentire bene il percorso logico che lo ha portato a disegnare questo scenario apocalittico.

La mia curiosità viene presto accontentata. Rifkin fa un passo indietro nel tempo e, come in una narrazione, ci ricorda come tutte le grandi rivoluzioni industriali sono nate quando nuovi mezzi di comunicazione convergono con nuovi sistemi energetici.

Inizia dal 19° secolo e ci spiega in modo semplice che le prime macchine per la stampa alimentate a carbone e l’introduzione delle scuole pubbliche consentirono lo sviluppo di una generazione alfabetizzata in grado di gestire la fiorente attività commerciale e industriale di quegli anni. Si assisteva alla nascita della Prima Rivoluzione Industriale.

Anche il  20° secolo è stato caratterizzato da una convergenza, questa volta l’energia elettrica centralizzata servì allo sviluppo di nuovi strumenti di comunicazione: il telefono, la radio e la televisione. Questi nuovi mezzi aiutarono a gestire una società divenuta più complessa. Sono gli anni in cui si svilupparono le automobili a carburante fossile e l’allargamento delle città con enormi aree suburbane. Si afferma il consumo di massa e così entriamo nel pieno della Seconda Rivoluzione Industriale.

Arriviamo ai nostri giorni. Fin dall’inizio della Grande Recessione dell’estate del 2008 i governi, l’industria e la società civile tutta hanno aperto un infinito dibattito su come far ripartire l’economia mondiale. Misure di austerità e riforme fiscali e del mercato del lavoro sono state necessarie ma non sufficienti a riportare l’economia ad uno standard accettabile.

Nel frattempo però c’è una nuova convergenza: l’incontro tra Internet e fonti rinnovabili danno il via alla creazione dell’infrastruttura necessaria all’avvio della Terza Rivoluzione Industriale che cambierà definitivamente il mondo poiché cambierà per sempre il modo in cui il potere è distribuito. E’ il 21° secolo e in questa nuova era Rifkin prevede che milioni di persone saranno in grado di produrre la propria energia rinnovabile presso le loro abitazioni, uffici e fabbriche e l’energia verde condivisa  segnerà la nascita di un “Energy Internet”, l’Internet dell’Energia; un modo di distribuire l’energia simile a quanto accade oggi al nostro modo di condividere le informazioni su Internet.

A questo punto dell’intervento mi sento alquanto frastornata ma non ho il tempo di  capire appieno la portata del mio sbigottimento perché vengo improvvisamente catapultata nel 2030, A meno di 20 anni da oggi, e Rifkin ci mostra o meglio, ci di-mostra, come la Terza Rivoluzione Industriale così intesa avrà creato allora centinaia di nuove attività e milioni di posti di lavoro gettando le basi per una economia globale finalmente sostenibile. Tutto il sistema sarà interattivo, integrato e condiviso come lo è Internet oggi. Basterà (semplice a dirsi) usare la tecnologia Internet per trasformare i programmi energetici di ogni continente e di ogni Stato in un Energy Internet ovvero programmi energetici dove milioni di edifici generano localmente piccoli quantitativi di energia rinnovabile, condividendo l’extra produzione con gli stati vicini e traghettando la mobilità verso i veicoli a cellule di combustibile o elettricità. Il tutto gestito, smistato e organizzato tramite le smart grids di cui noi di Energicrea recentemente ci siamo occupati (v. articolo del 26 novembre su questo blog…>>>). Ecco quindi, che la creazione di un regime energetico rinnovabile, che passa attraverso l’edilizia, immagazzinato e distribuito grazie ad una smart grid e connesso a un sistema di trasporti ad emissioni zero, hanno spalancato le porte alla annunciata Terza Rivoluzione Industriale.

Cosa accadrà allora? Niente di più e niente di meno di ciò che è accaduto con l’avvento di Internet: la nascita del cosiddetto “potere laterale” una nuova forma di democratizzazione del nostro pianeta.

Quando Steve Jobs (fondatore della Apple) e altri grandi innovatori di questa generazione hanno spostato l’informazione dai costosissimi server centralizzati controllati da poche e potenti aziende dell’Information Technology  in economici computers portatili, smartphone e tablet consentendo alle persone di essere sempre connesse ed avere accesso illimitato e gratuito all’informazione, è avvenuto un incredibile processo di democratizzazione della comunicazione che ha abilitato un terzo della popolazione mondiale a condividere conoscenza, musica, notizie e vita sociale in uno dei più grandi salti evolutivi della nostra specie.

Questo impressionante sviluppo è solo la metà della storia. Le nuove aziende “green” stanno migliorando in maniera crescente le loro performance e riducono sempre più i costi; e così come la generazione e la distribuzione dell’informazione sta diventando sempre più accessibile e gratuita, così accadrà per le energie rinnovabili: il sole, il vento, le biomasse, il riscaldamento geotermale e le maree sono disponibili a tutti e lo saranno ancora di più una volta trasformate in energia.

Le fonti tradizionali (carbone, carburanti fossili, gas) sono energie di elite semplicemente perché si trovano in alcuni selezionati posti, richiedono enormi investimenti anche militari per garantirne la protezione, massive concentrazioni di capitali per estrarli ed un continuo governo geopolitico per assicurarne la disponibilità. Esse sono state l’essenza del moderno capitalismo dove centralizzazione della produzione e della distribuzione hanno garantito il funzionamento dell’intero sistema incoraggiando lo sviluppo di modelli di business similari in ogni settore. Tre delle quattro più grandi aziende nel mondo oggi sono compagnie petrolifere (Shell, Exxon Mobil e BP) e sotto queste c’è una pletora di altre aziende che dipendono dalla produzione di queste tre per la loro sopravvivenza.

Al contrario, le rinnovabili sono ovunque e sono gratuite, possono essere raccolte in molteplici luoghi e condivise praticamente gratuitamente. La loro natura spinge alla collaborazione piuttosto che alla gerarchia. Nascerà nuovo modello produttivo/organizzativo: il Capitalismo Distribuito dove i bassi costi e l’assenza di barriere all’entrata consentono praticamente a chiunque di diventare imprenditore e collaboratore nella creazione e condivisione dell’energia. Alla stregua di quanto è accaduto all’informazione con l’avvento di  Internet. Ma Rifkin si spinge oltre: in questo circolo virtuoso chiunque potrà creare i propri prodotti abbattendo i costi di distribuzione, di logistica e di marketing.

A questo punto sono sotto shock. Mi chiedo come si possa fare questo salto, come si possa passare da una energia condivisa e accessibile ad una riduzione praticamente a zero dei costi di produzione e distribuzione dei prodotti; quale connessione c’è tra Internet, energia e produzione. Ma so già che il buon Jeremy darà una risposta anche a questa mia domanda. E così puntualmente avviene:  scopro finalmente ciò che si nasconde dietro al terzo elemento del titolo del Convegno: le stampanti 3D.

Le stampanti 3D non sono più fantascienza ma un fatto reale. Io stessa le ho viste in azione al Wired Next Fest del giugno scorso.

Per Rifkin le stampanti 3D stanno per cambiare l’intero sistema produttivo mondiale: basterà un click del mouse per inviare un file digitale alla stampante (e fin qui nulla di nuovo), la quale stamperà non un foglio di carta ma un prodotto tridimensionale di qualsiasi materiale e fattura che potrà essere ri-prodotto in centinaia di copie. Un processo che si stima richiederà meno dell’attuale 10% di materie prime, meno energia e a più basso costo poiché “green” di quella consumata da un’industria qualsiasi e meno marketing perché potrà essere tutto gestito tramite Internet dove assisteremo alla nascita di “bazaar” globalizzati in grado di mettere in connessione compratori e venditori, produttori e consumatori rendendo il mercato collaborativo piuttosto che gerarchico.

Cosa bisognerà fare per rendere reale tutto ciò? Anche qui il saggio Jeremy dà la sua visione:  ogni nazione dovrà rivedere la propria infrastruttura produttiva, industriale e tecnologica: ogni nazione dovrà investire su larga scala in tecnologie per lo sfruttamento delle rinnovabili, riconvertire la propria edilizia in piccoli impianti di produzione di energia green, sviluppare infrastrutture per l’immagazzinamento soprattutto dell’idrogeno, trasformare la propria industria automobilistica e ridisegnare il sistema scolastico che dovrà essere pronto a formare una generazione in grado di cogliere ed affrontare le sfide di questa incredibile Terza Rivoluzione Industriale.

Quando ogni famiglia europea diventerà un nodo critico del network per l’energia distribuita e collaborativa, i cittadini si sentiranno finalmente vitali, connessi e attivamente partecipi della vita economica e politica dell’Europa. E l’Europa potrà competere non solo con gli Stati Uniti ma con i Paesi dell’area emergente, il cosiddetto BRICS.

Questa è la sfida della nostra contemporaneità. Parola di Jeremy Rifkin.