Carburanti NO-LOGO: un modello vincente

Thessa Marini   Scritto da • Thessa Marini Data • 12 Marzo 2014

No logo, pompe bianche, diversamente logo. Possiamo denominarli a nostro piacimento ma non possiamo ignorare questo importante modello di business emergente in un mercato che da anni non era così effervescente come si è dimostrato in questi ultimi mesi.

Lo scorso giovedì 24 ottobre si è svolta a Firenze una interessante tavola rotonda proprio sul tema delle prospettive di sviluppo nel nostro paese della categoria degli operatori indipendenti.

“Carburanti no-logo: un modello vincente” questo il titolo dell’incontro, un titolo importante e di attualità, come la sede in cui ha avuto luogo, la scenografica sala dei Dugento di Palazzo Vecchio, sede del Consiglio Comunale di Firenze, contenente lo scranno di Matteo Renzi di questi tempi una delle più famose poltrone della politica.

La manifestazione, molto ben organizzata e moderata da Quotidiano Energia, ha visto una nutrita partecipazione di importanti rappresentanti di tutte le categorie di operatori del settore: istituzioni, retisti convenzionati ed indipendenti, grande distribuzione, metanisti, unione petrolifera, gestori.

I vari attori, con i loro interventi, hanno contribuito, ciascuno nella propria posizione, a dipingere uno scenario sicuramente complesso, articolato e non privo di contraddizioni, come nella migliore tradizione italiana, che proviamo di seguito a riepilogare.

Le Istituzioni stanno lavorando sia a monte (Ocsit, Borsa Carburanti) sia a valle dei meccanismi di mercato (sistema di comunicazione prezzi, obbligo di trasmissione dati al Ministero, misure per chiusura impianti) al fine di garantire al settore maggiori livelli di efficienza e condizioni sempre più trasparenti di competitività.

Le compagnie petrolifere perseguono nella loro azione di graduale disimpegno (vendita pacchetti impianti, supply con modello grossista), continuando a perdere quote di mercato a vantaggio della grande distribuzione e pompe bianche, il cui pricing beneficia spesso delle vantaggiose condizioni di approvvigionamento che proprio queste ultime concedono, spinte dagli strutturali problemi di overcapacità produttiva.

La Grande Distribuzione gestisce il business oil attraverso società create ad hoc e focalizzate sulla massimizzazione dei risultati del business oil per cui restituisce con decisione al mittente le accuse di vendite sottocosto.

I retisti, sul fronte dell’approvvigionamento di prodotto, si affrancano sempre più dalle compagnie negoziando contratti di supply modello grossista o cercando di consolidare le proprie posizioni accedendo alla logistica o infine cercando nuove soluzioni sul mercato internazionale (riservate solo ai più arditi visti gli enormi rischi a livello finanziario).

Sul fronte marketing, invece, gli operatori indipendenti si distinguono in coloro che pensano che il successo poggi sul trittico “informatizzazione-automazione-pricing” e coloro che invece ritengono che una efficace azione di marketing non possa prescindere da un attento uso anche delle altre leve (dilazioni, carte, promo a punti, pubblicità, circolarità network). Sono proprio loro, gli indipendenti, che ci hanno mostrato modi diversi di interpretare il loro essere no logo: molti sono stati i business case presentati che rappresentano delle vere e proprie best practices, reali casi di successo.

In conclusione, dalla tavola rotonda di Firenze è emerso un quadro di operatori con opinioni differenti sui driver di successo nel nostro mercato e ancor di più sui più efficaci percorsi di implementazione.

Ma un unico elemento ha magicamente compattato tutti: l’importanza – a prescindere da quali siano le migliori soluzioni di marketing e di supply – del contenimento dei costi aziendali ottenuto attraverso una strutturale revisione delle organizzazioni e dei processi operativi, e questa non è una questione di logo o non logo ma una condizione fondamentale e universale di sopravvivenza e di sviluppo.

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