SPREAD….e la chiamano estate!

Giacomo Tavoletti   Scritto da • Giacomo Tavoletti Data • 26 Settembre 2019

E’ decisamente passata molta acqua sotto i ponti da quando i nostri politici, intervistati da le “Iene”, potevano, diffusamente ed in maniera trasversale, permettersi di non sapere cosa fosse lo SPREAD, ma ora, forse, stiamo esagerando ed anche la pluricitata casalinga di Voghera venera questo indicatore assegnandogli poteri divinatori.

Come appassionati di Lean Six Sigma, ci occupiamo di numeri ed anche in questo blog, talvolta abbiamo stigmatizzato il modo sbagliato di usarli; nel caso dello spread, l’errore che si compie più spesso è di considerarlo un valore assoluto scordandosi la sua natura di differenziale. Infatti, in quanto delta tra i valori dei tassi di interesse dei titoli di stato tedeschi ed italiani – al solo fine di evitare virgole, moltiplicato per cento – varia al variare di due dati. Chiarisco con un esempio: io potrò guadagnare, rispetto al mese precedente, 2.000 Euro in più del mio vicino di casa sia nel caso che io abbia avuto un cospicuo aumento di reddito come nel caso che lui venga licenziato; ai fini dello spread tra i nostri stili di vita la cosa è irrilevante ma capirete bene che non lo sarà per le nostre famiglie.

Tornando a bomba, si è fatto un gran parlare del fatto che, nonostante i grandi accadimenti politici avvenuti in Italia nelle scorse sei settimane, lo spread abbia reagito blandamente. A dimostrare che così non è stato bastano i dati che gratuitamente e con un po’ di fatica abbiamo acquisito su Trading Economics e che riportiamo in una tabella ed un grafico (un immagine dice più di mille parole).

Partiamo da una banalità: i tassi dei BUND sono SEMPRE negativi e quelli dei BOT SEMPRE positivi (non dovrebbero parlarci di più di questo?).

Se ci concentriamo sull’isolare l’andamento dei BUND, non possiamo ignorare un andamento parabolico, con il punto di minimo all’inizio del mese corrente; ciò implica che la forbice dello spread è stata ampliata di 25 punti in agosto e che l’effetto si sia smorzato di 25 punti a settembre per cause completamente indipendenti dall’Italia (l’annuncio di una contrazione del 5% dell’export tedesco).   

Passando ai nostri tanto amati BOT, l’annuncio della crisi ci è costato altri 25 punti riassorbiti dalla notizia della possibilità di fare un Governo il cui ottenimento della fiducia ha portato quasi mezzo punto percentuale di riduzione dei tassi (ai mercati non piace l’incertezza).

Come sempre energicrea si astiene dall’entrare nel merito partitico, ma abbiamo la consapevolezza di quanto un punto di incremento degli interessi pesi con un debito pubblico come il nostro?

Concludiamo facendo notare che tutto ciò è avvenuto in un mercato-non-Mercato, in cui i titoli di stato sono comprati essenzialmente dalle banche, che preferiscono agire da investitori istituzionali che da istituti di credito ed in un contesto fortemente sostenuto dalla Banca Centrale Europea mentre, in un mercato libero, ad un colosso come la Compagnia delle Indie bastò molto meno per scomparire.