Modelli Organizzativi ex 231/01 – Gli “Ecoerrori” del Legislatore

Roberto Maria Cocomazzi   Scritto da • Roberto Maria Cocomazzi Data • 2 Novembre 2015

“Confidiamo nel buon senso dei giudici”, è questa la speranza che si leggeva negli occhi dei Operatori, all’uscita del convegno “Ecoreati“, organizzato in maniera impeccabile da Assopetroli nell’ambito della manifestazione Oil-Non-oil, svoltasi a Roma la settimana scorsa.

Gli autorevoli ospiti intervenuti, Politici, Giuristi d’Impresa, Professionisti di Modelli Organizzativi 231/01, Retisti, hanno chiarito e interpretato i diversi punti della normativa emanata dal Parlamento nel maggio scorso. Quello che ne è venuto fuori non è però un clima di rasserenamento bensì di grande preoccupazione.

In effetti, della nuova legge c’è ben poco da interpretare, le norme sono sin troppo chiare.
Nonostante il Legislatore non volesse colpire chi si comporta bene e sbaglia una volta per negligenza o imperizia bensì solo chi determina gravi reati ambientali con comportamenti scellerati, il risultato è che, tra problemi di processo e frasi scritte male, anche per i primi è previsto da oggi il carcere, per nuove situazioni e anche per molte delle situazioni per cui fino a ieri era prevista solo una sanzione pecuniaria.

Dagli appunti Energicrea, presente all’incontro, emergono, segnati in rosso, almeno cinque errori compiuti dal Legislatore, evidenti a ogni osservatore di buon senso e senza la necessità di complicate e dotte analisi tecnico giuridiche (digitando la parola magica “ecoreati” si può trovare ampia documentazione tecnica sul web).

Primo errore. L’iter legislativo, a detta degli stessi responsabili politici intervenuti al convegno, è stato condizionato dal desiderio di accontentare la Comunità Europea, che aveva chiesto esplicitamente norme proporzionate e dissuasive per contrastare i reati ambientali. L’emanazione di una nuova legge, di cui nessuno sentiva la necessità, piuttosto che l’effettuazione di controlli più severi nell’ambito della normativa precedente (cosa molto difficile da realizzare e ancor più difficile da vendere), ha permesso di fare una bella figura e accontentare i nostri interlocutori. Il risultato è che, da una normativa che distingueva nettamente tra i comportamenti dolosi, colpiti pesantemente con il carcere, e i comportamenti colposi, colpiti con sanzioni pecuniarie, siamo passati ad una normativa che colpisce indiscriminatamente tutti, senza il minimo riguardo neanche per il “ravvedimento operoso”, cioè per chi, avendo commesso un reato colposo, pone immediatamente in atto tutte le azioni necessarie per rimediare ai danni provocati.

Secondo errore. I politici intervenuti hanno affermato che nessuno ha mai pensato che queste norme dovessero applicarsi agli inquinamenti ambientali causati dai distributori carburanti ma nessuno si è preso la briga di specificarlo nel testi delle varie norme (per esser precisi, nel nostro settore non ci sono solo distributori carburanti ma anche depositi assai complessi che possono causare danni ambientali) . Nello stesso tempo e per assurdo, sempre per un problema di parole non inserite o inserite male, chi avvelena il terreno con una discarica abusiva di rifiuti urbani è ancora oggi soggetto solo ad una semplice sanzione pecuniaria.

Terzo errore. L’introduzione della punibilità penale per le situazioni di “Pericolo di reato”, abbinate all’obbligatorietà, nel nostro ordinamento giuridico, dell’azione penale, è in grado di produrre la paralisi del sistema penale, perché in Italia, a differenza di Belgio, Francia, Danimarca e altri paesi europei, un Giudice non ha il diritto di cestinare a priori un evento del genere (tipo, lo sconfinamento dei valori di una tabella scarichi di un car wash).

Quarto errore. Per tutte le tipologie di nuovi reati è stato previsto, in aggiunta alla responsabilità penale di chi ha commesso il reato, il coinvolgimento della responsabilità amministrativa dell’azienda, a meno che quest’ultima dimostri di essersi dotata ed aver efficacemente attuato un Modello Organizzativo ex 231/01. Questi reati sono andati quindi a sovraccaricare un Modello che ha già il compito, a differenza di quanto avviene negli altri paesi europei, di prevenire i reati più disparati (dal falso in bilancio all’infibulazione) rendendo sempre più complessa la sua costruzione e più dubbia la sua tenuta di fronte ad un giudizio di adeguatezza.

Quinto errore. E’ stato più volte detto che adesso la legge andrà “rodata”, che si potranno apportare modifiche solo a valle di questa fase e che quindi bisognerà aspettare di vedere come i giudici la applicheranno (c’è insomma disponibilità a raccogliere segnalazioni per applicazioni distorte, peccato che si tratta di una legge dello Stato Italiano e non di un nuovo servizio di catering in una mensa scolastica). Lasciare alla magistratura il compito di fare il rodaggio di una legge che già a priori presenta chiare criticità e iniquità non è auspicabile perché è lecito immaginare che ciascun giudice darà la propria interpretazione ai concetti di Misurabilità, Significatività, Ecosistema, Pericolo di Reato, Condotta Abusiva, Impedito Controllo, ecc… Ne risulterà un’applicazione estremamente eterogenea, che solo dopo decenni potrà creare una giurisprudenza utile a orientare i comportamenti degli operatori.

Abbiamo passato in rassegna i vari errori compiuti dal legislatore, ora passiamo invece ai due consigli che pensiamo di dare agli Operatori per affrontare la nuova situazione venutasi a creare.

Primo consiglio

Mettere sotto controllo gli scarichi idrici dei propri punti vendita, sia in termini di impianti che di autorizzazioni, e mappare con attenzione la situazione dei serbatoi e delle tubazioni dei propri punti vendita cercando, come primo obiettivo, di eliminare le situazioni indifendibili (tipo, serbatoi a mantello singolo, degli anni cinquanta, vicini a insediamenti abitativi) e documentare il lavoro svolto.

Secondo consiglio

Adottare un Modello Organizzativo 231/01 in grado di determinare in azienda coinvolgimento, attenzione, impegno reale e non solo formale; un Modello commisurato alla dimensione dell’azienda, con poche procedure, facili da applicare ma anche da controllare e da dimostrare; un Modello sufficientemente complesso, in grado di svolgere la funzione esimente della responsabilità amministrativa (magari senza ricorrere alla costruzione, pur citata dagli esperti intervenuti al Convegno, di una Certificazione Ambientale UNI EN ISO 14.000) ma anche semplice, in grado di prevenire il compimento di reati senza dover determinare la paralisi delle attività aziendali.

Energicrea srl è specializzata nella costruzione e manutenzione di Modelli Organizzativi 231/01 tarati sulle esigenze dei piccoli e medi operatori del settore carburanti, Modelli fondati sulla ragionevolezza, quella ragionevolezza che non ha ispirato l’azione del Legislatore ma che, siamo certi, saprà guidare l’attività dei giudici.